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Porta Venezia: Liberty a Milano

Art Nouveau in Francia, Arte Floreale in Italia, Jugendstil in Germania, ma il nome che probabilmente a tutti è più famigliare per quell’arte che ha attraversato l’Europa a cavallo tra il XIX e il XX secolo è “stile Liberty”. Un’espressione artistica elegante e molto decorativa, che dall’architettura alla scultura, dalle vetrate agli arredi d’interni ha caratterizzato i brillanti e gioiosi anni della Belle Epoque.

Una straordinaria avventura architettonica, con le più svariate tipologie di liberty che si possano ammirare in giro per Milano: ecco una descrizione in poche parole della nuova puntata del viaggio all’interno dell’arte che, all’inizio del XX secolo, cambiò Milano.

Dopo il Centro, Brera e l’Isola, è la volta di tutta quella zona compresa tra Porta Venezia, Corso Buenos Aires e la Stazione Centrale, che si rivela una delle più interessanti della città proprio per le varie tipologie architettoniche di primo ‘900. In quanto area di passaggio, vicina alla Stazione Centrale e a Corso Buenos Aires, sull’asse che dal Centro conduce alla periferia, verso nordest, il quartiere fu interessato da un grande sviluppo edilizio dalla fine dell’800, con la creazione di palazzi grandiosi ed eleganti che facessero da ottimo biglietto da visita per il forestiero che entrava in città.

Quello del Liberty a Milano è un momento tanto splendido da un punto di vista architettonico, quanto breve. Il primo palazzo Liberty a Milano (Palazzo Castiglioni) viene costruito nel 1903, e già nel 1913 si assiste al declino di questo stile, che lascia spazio a un più vasto eclettismo.

Palazzo Castiglioni interno

Eppure in un solo decennio, tra ferro battuto, maioliche e cemento modellato con teste, foglie e fiori, alcune zone di Milano sono state profondamente segnate.

Milano sul finire dell’Ottocento subisce profonde trasformazioni urbanistiche e sociali, si appresta a diventare una città moderna abitata (e governata) dalla borghesia. Ed è proprio la borghesia ad abitare questi nuovi, moderni palazzi.

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